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Integrazione alunni diversamente abili

L’integrazione degli alunni diversamente abili è un processo che da quasi trent’anni caratterizza la scuola italiana. Tale esperienza prese avvio nei primi anni ’70 come conseguenza della profonda contestazione rivolta agli istituti e alle strutture emarginanti dove, fino a quel momento, venivano assistiti ed educati quelli che allora venivano definiti handicappati: molte delle scuole speciali esistenti vennero chiuse e i bambini in situazione di handicap furono inseriti nelle classi della scuola comune.

Queste prime esperienze, seppur importanti, avvennero in modo scoordinato e senza alcuna progettazione specifica: l’enfasi era posta sulla possibilità, per il bambino, di stare con gli altri e di partecipare ad ogni attività ed esperienza della scuola, indipendentemente dal raggiungimento di obiettivi significativi in termini di apprendimento.

Nonostante i limiti di queste prime sperimentazioni, la presenza di alunni disabili costrinse gradualmente la scuola a porsi il problema di come gestire la diversità all’interno della classe.
Nei decenni successivi si determinò una consistente evoluzione culturale e concettuale rispetto al tema dell’handicap, accompagnata da un parallelo progresso in termini legislativi: venne superato l’approccio dell’uguaglianza, per cui il bambino doveva essere il più possibile come gli altri, per assumere l’approccio della diversità come risorsa individuale, per cui ciascun alunno è diverso da tutti gli altri per elementi di storia e di identità, per stili di apprendimento e per capacità comunicative e cognitive.
Il termine integrazione ha sostituito quello di inserimento nell’ambito scolastico, sociale e legislativo, segnando il passaggio dalla realtà del bambino disabile inserito nella scuola, ma sostanzialmente isolato ed evitato, alla fase in cui ci si impegna attivamente perchè egli sia pienamente integrato nel gruppo dei suoi coetanei, della scuola, del territorio.

Al momento attuale l’integrazione di alunni diversamente abili nelle scuole normali si può ritenere una realtà diffusa nella cultura e nei valori, un diritto certo, sancito da una legislazione che viene considerata, da molti, all’avanguardia. Nello specifico la materia è ordinata da una legge-quadro, la 104 del 1992, che diede organicità ad un corpo di norme che regolavano la vita del disabile nei suoi vari aspetti, tra i quali la scuola. In particolare al comma 3 dell’art. 12, dopo aver sancito che l’istruzione è un diritto della persona disabile, che può quindi avere accesso ad ogni ordine e grado di scuola, recita che l’integrazione scolastica “ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione”. Da tale disposizione discende l’obbligo della scuola di permettere e facilitare la frequenza scolastica del soggetto con disabilità, oltre che favorirne l’acquisizione di competenze specifiche e non, tese alla promozione e allo sviluppo della sua crescita culturale e personale.

E’ evidente che tale obiettivo sia perseguibile solo in un’ottica di integrazione di professionalità differenti, tutte legate ai vari momenti e ambiti della vita del soggetto.
Nella scuola l’alunno diversamente abile si trova a confrontarsi con varie figure; in ambito squisitamente didattico interagisce in primis con gli insegnanti curricolari, responsabili del suo percorso educativo e formativo (così come per quello di ogni altro allievo) e con il docente di sostegno, professionista dell’integrazione, che si pone come punto di riferimento nel progetto di aiuto all’alunno disabile. Poi su altri piani, che vanno dalla promozione delle autonomie all’assistenza materiale, il ragazzo può essere affiancato da personale educativo o tutor, la cui collaborazione con gli insegnanti permette al soggetto l’effettiva partecipazione alle attività scolastiche ed extrascolastiche, infine c’è il collaboratore scolastico, che è responsabile dell’assistenza di base. Alcune situazioni particolari richiedono poi l’impiego di ulteriori risorse umane: terapisti, riabilitatori, mediatori della comunicazione, educatori territoriali.

Le sinergie poste in campo sono dunque molteplici e abbracciano Enti differenti (Comune, Asl); vanno per questo integrate tra loro con spirito collaborativo. La L.104 all’art. 5 recita infatti “all’individuazione dell’alunno come persona handicappata ed all’acquisizione della documentazione risultante dalla diagnosi funzionale, fa seguito un profilo dinamico-funzionale ai fini della formulazione di un piano educativo individualizzato, alla cui definizione provvedono congiuntamente, con la collaborazione dei genitori della persona handicappata, gli operatori delle unità sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, personale insegnante specializzato della scuola, con la partecipazione dell’insegnante operatore psico-pedagogico individuato secondo criteri stabiliti dal Ministro della pubblica istruzione. Il profilo indica le caratteristiche fisiche, psichiche e sociali ed affettive dell’alunno e pone in rilievo sia le difficoltà di apprendimento conseguenti alla situazione di handicap e le possibilità di recupero, sia le capacità possedute che devono essere sostenute, sollecitate e progressivamente rafforzate e sviluppate nel rispetto delle scelte culturali della persona handicappata.” Sempre la stessa legge all’articolo successivo stabilisce la necessità di incontri periodici, che secondo i recenti Accordi di programma hanno cadenza annuale tranne casi particolari, tra gli operatori della scuola, quelli delle unità sanitarie locali, del comune e le famiglie, tesi a controllare la ricaduta degli interventi posti in essere nell’interesse del soggetto e atti a permettere la realizzazione di quello che viene definito propriamente progetto di vita e che investe ogni ambito esistenziale. Tale prospettiva viene ribadita dalle Linee Guida che il ministro ha emanato nell’agosto scorso.
La documentazione succitata (Diagnosi Funzionale, PDF, PEI, Linee Guida), è allegata in calce.

La nostra scuola può, immodestamente, vantare una lunga e costruttiva tradizione nell’accoglienza, inserimento e integrazione degli alunni diversamente abili. Molta strada è stata percorsa dal momento in cui la Sentenza della Corte Costituzionale – 3 giugno 1987, n. 215 garantì a “minorati ed invalidi” la possibilità di svilupparsi pienamente in quanto persone, anche attraverso l’istruzione superiore, perché ciò “corrisponde (…) ad una precisa direttiva costituzionale”come recita la Sentenza in oggetto. Assicurare la frequenza alle scuole medie superiori non costituì solamente un ulteriore passo avanti sulla strada del superamento, dell’attenuazione o dell’accettazione dell’handicap, ma rappresentò un salto culturale importante.
La scuola secondaria era, ed è ancor oggi, una struttura piuttosto rigida sul piano didattico e metodologico, difficilmente permeabile a cambiamenti e novità. La presenza di soggetti minorati in classe ha costretto l’istituzione a farsi carico di problematiche nuove, dotandosi di strumenti innovativi per compensare il deficit e di strategie alternative che facilitassero l’apprendimento, in considerazione della necessità di porre in essere interventi individualizzati.

E’ per questo che nel nostro istituto gran parte del lavoro con gli alunni in situazione di handicap si svolge attraverso strumenti tecnologici, molto utili con soggetti che prediligono diversi canali comunicativi, oltre al verbale. La multimedialità moltiplica le possibilità di interazione e di espressione, operando con codici differenti su vari canali.La necessità di attivare una molteplicità di strategie, che portino alla possibilità per il soggetto di esprimere al meglio le sue potenzialità, ha indotto i professionisti dell’educazione a sperimentare sempre nuove forme di apprendimento-insegnamento, tra le quali, per rimanere all’interno della nostra esperienza, un laboratorio teatrale integrato. In collaborazione con il Laboratorio “All’Opera”, un centro ergoterapico dove si realizzano lavori artigianali, e alcuni studenti della scuola negli anni scorsi sono stati messi in scena soggetti scritti e rappresentati dagli stessi ragazzi.

Altra modalità, attraverso cui permettere il massimo dispiego di potenzialità e l’acquisizione di ulteriori competenze, in vista soprattutto della possibilità di eventuali futuri inserimenti nel mondo del lavoro dei nostri studenti, è sicuramente l’attività di alternanza scuola-lavoro. Di norma, e sempre che vi siano le condizioni che lo consentano, dalla terza vengono attivati percorsi in alternanza in aziende del territorio o in strutture protette, a seconda della valutazione che si fa del caso. L’alternanza rappresenta a tutti gli effetti una metodologia didattica e, in quanto tale, si inserisce pienamente nel PEI dell’alunno; viene realizzata attraverso la collaborazione con gli Enti locali, il Servizio Sociale o gli altri Enti che a vario titolo partecipano alla realizzazione del progetto di vita sul minore. Al momento abbiamo attivi quattro progetti di alternanza.

L’orientamento e la conseguente attenzione al passaggio tra ordini di scuola ha portato all’attivazione di progetti di continuità con la scuola media, in modo da consentire agli alunni in ingresso di abituarsi per tempo a quello che sarà il loro ambiente di lavoro nell’anno successivo.

In altri anni abbiamo realizzato progetti in rete con scuole del territorio, che hanno portato alla realizzazione di un giornalino distribuito negli istituti coinvolti.Con tutte le scuole del territorio abbiamo poi costituito un CSH, che si occupa di fornire materiale in prestito e comodato d’uso, organizzare formazione e offrire consulenza sui temi dell’integrazione.

Sempre nell’ottica della governance, della gestione partecipata tra enti per un’efficace realizzazione del progetto sul minore disabile, partecipiamo, con un progetto contro la dispersione scolastica, ai Piani di Zona per il triennio in corso e ad un progetto di autovalutazione, che ha viste coinvolte tutte le istituzioni territoriali assieme al nostro GLH d’istituto.

Dall’analisi di quanto detto si può facilmente dedurre che le parole d’ordine del gruppo impegnato a promuovere l’integrazione degli alunni diversamente abili sono IMPEGNO, FLESSIBILITA’ e COLLABORAZIONE.
Per la verità ci aiuta molto il fatto di essere soprattutto AMICI!!!!